Stemma di Prizzi
 
 Vista di Prizzi

 

 

 

 

 

 

ù                La Storia**

                  La Festa di Sant' Antonio Abate

 

Filaga (m 828 l.m.) è la frazione più grossa di Prizzi con 250 abitanti circa. Si adagia in una ridente conca, chiusa ad est dalla Serra di Pietre Cadute (m 1116), a sud dalle cime possenti della Montagna delle Rose (m 1436) e di Montescuro (m 1301). Antico feudo dei marchesi di Arezzo, fu fino all’inizio del Novecento uno sparuto borgo rurale formato da un gruppetto di case disposte lungo l’asse della via S. Ferdinando, che denominava l’intero nucleo abitato.

 Oggi la borgata, è un ricercato centro di villeggiatura estiva. L'aria salubre e l'ambiente incontaminato ne hanno fatto la meta preferita per trascorrere giornate di relax a contatto con la natura.

La sua posizione strategica come snodo di penetrazione verso Agrigento attraverso il passo di Contuberno e l’altopiano del lago di Leone fu insediamento assai antico. Nel 1940 in contrada Montescuro, a circa due km dal paese, su una collina di roccia arenaria adibita a cava di sabbia, fu rinve­nuta a un metro di profondità una tomba a forno, chiusa da pie­tre murate con argilla e con tre scheletri rannicchiati, necropoli databile all'Eneolitico o età del rame (3.300-2.200 a.C.). La continuità abitativa si mantenne nei secoli, testimoniata dai preziosi reperti esposti nel Prähistorische Staatssammlung di München e trovati intorno al 1973 in cinque tombe risalenti ad epoca bizantina, parte di un cimitero di Filaga di dimensioni sconosciute e di localizzazione ignota. Il feudo, donato dai Normanni ai monaci di S. Cristoforo dipendenti da Fossanova, fu donato agli Albanesi e aggregato a Palazzo, tanto che fino ad oggi il culto di S. Antonio alla Zachia è officiato dal papas di rito ortodosso. Quando nel 1844, dopo sei secoli e mezzo di dipendenza dalla diocesi di Girgenti, la parrocchia di Prizzi assieme a quella di Palazzo Adriano fu incorporata all’archidiocesi di Monreale, la parrocchia della borgata S. Ferdinando, risorta nel 1790 per opera del marchese di Ristagno, per ragioni anomale e inspiegabili rimase per altri anni aggregata all’antica diocesi di Girgenti.

Fonte: prof. Carmelo Fucarino